Di ragazzine ribelli e clochard senza scarpe: E di prostitute e padri padroni, videogame e giochi senza regole, poliziotti e lesbiche. E della strage alla ... dal Purgatorio Vol. 1) (Italian Edition)

Di ragazzine ribelli e clochard senza scarpe: E di prostitute e padri padroni, videogame e giochi senza regole, poliziotti e lesbiche. E della strage alla ... dal Purgatorio Vol. 1) (Italian Edition)

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By: Leonardo Pagliazzi

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"Ragazzine ribelli e clochard senza scarpe" è una raccolta di nove racconti brevi, la prima della collana "Novelle dal Purgatorio" i cui personaggi potrebbero essere tutti ritornati sulla terra dal Purgatorio appunto. Uomini e donne, bambini e ragazzi spesso colpevoli. Ma a sua volta ingannati, vittime. Del fascismo o del terrorismo. Traditi o messi in orfanotrofio. E poi poliziotti corrotti, cadaveri innocenti e stragi. Vendetta, tradimento e vino a fiumi. Ma anche mare d'inverno, amore e salvezza. Una raccolta che parla degli ultimi e anche un po' di noi, delle nostre paure e incertezze, delle nostre fragilità. E di tutte quelle di una società ormai abituata ad emarginare i poveri, i diversi, gli orfani, i malati e le puttane. Tutto narrato senza filtri, senza finti moralismi, con realtà e in modo violento, spesso senza speranza. Ma se è vero che i nostri protagonisti vengono tutti dal purgatorio, per loro ci può essere una salvezza.

QUALCHE ESTRATTO

"Di un assassino (E della bambina con la moneta)": Il cameriere ci ha portato fino lì e se n'è andato dopo averci chiesto che cosa avremmo voluto bere. Ci siamo seduti in poltroncine eccessivamente costose per essere comode e nel bicchiere che mi hanno portato il Ginger Ale non era di buona qualità, lasciava il Southern Confort terribilmente solo.

"Di un Orfano (E dei capelli di sua madre)": In questo istituto siamo in cinquanta fra bambini e ragazzi. Sono entrato qui dopo che i miei mi hanno abbandonato distruggendo le nostre vite contro un guardrail a centosessanta all'ora, ubriachi, una vita fa.

"Di una Transessuale (E di lui)": Ci sono giorni in cui mi sento sola e appiccicosa, viscida, sporca, arruffata e brutta. E altri serena, piccola e graziosa, come petalo in fiore e mi sento giovane, sfrontata, allegra e disarmante. Più spesso vecchia, spezzata e sanguinante.

"Di una lesbica (E dell'incancellabile segno di sé)": Questa volta non ho pianto. Ho provato dolore, ma non ho pianto. L'ho vista arrivare come quando in stazione aspetti il treno e lo vedi in lontananza. Hai il tempo di notare gli sguardi attorno, di mettere il segno, chiudere il libro che stai leggendo e muoverti piano verso la striscia gialla facendo bene attenzione a non oltrepassarla.

"Di un malato terminale (E della Salvezza)": Abbiamo aspettato molto, come sempre, poi ci hanno fatto entrare in un ufficio, davanti a noi un dottore seduto su una sedia enorme di pelle finta come il suo sorriso, grasso ai limiti dell'obesità era il ritratto di ciò che non bisogna essere per poter fare i medici ed essere credibili. Ci ha messo davanti le analisi e ha parlato in quella sua lingua consapevolmente incomprensibile.

"Di un Clochard (E dei suoi anni, oggi)": Non vorrei pietà o compassione, non chiedo di essere riaccolto, io vivo solo per un attimo di tepore, come quando ti infili un maglione nei mattini d'inverno, appena uscito dal bagno.

"Di una Rivoluzione (E di come gli piacevano i Metallica)": Mi hanno sparato. Mi tocco e mi fa male, un male bestia. Cazzo, c'è del sangue. Il mio? Forse no, speriamo. Sarei già morto, credo. Ecco, ecco, forse sono già morto e il paradiso è tale e quale al mio monolocale, ma senza luce. Che sfiga.

"Di un Partigiano (E di suo padre)": Ho camminato tanto nella speranza di arrivare in tempo e a tratti ho corso, impedendomi di pensare al peggio. Tre giorni e il nulla ad aspettarmi. Tutto arso, cadente, distrutto. Travi strappate, rotte, un quadro ancora appeso e quell'odore acre di pelle bruciata a ricordarmi che dentro a quei quattro muri anneriti c'erano anche i resti di mio figlio e sua madre.

"Di un amore perduto (E dell'attentato alla stazione di Bologna)": La stavo aspettando, nella sala di seconda, in stazione. Quella con le panche di legno e il marmo alle pareti. Mi ero portato un libro e quell'impercettibile voglia di abbracciarla, quella felicità latente, come una leggera brezza.
Ebbene, d'un fiato, mi sono letto questo libro e gia'averne fatto una scorpacciata con un sol boccone la dice lunga sul fatto che mi sia piaciuto
E' scritto bene, quello che si rintraccia facilmente fra le righe e' a passione con cui i racconti son stati scritti
quasi vivendoli in prima persona.
l'autore è riuscito a rendere semplici anche concetti o sensazioni che per i piu' (sicuramente per chi ce' passato) hanno un gusto amaro e pesante tanto da renderne difficile l'esposizione esatta.

Complimenti

- Anonymous

Non sono un grandissimo divoratore di libri ne tanto meno un critico letterario, ma anche questa volta come per l’altro libro devo fare i miei più sinceri complimenti a Leonardo Pagliazzi per il nuovo libro, molto breve, sintetico ma pieno di forti concetti di vita odierna, veramente ammirevole da parte mia, mi aspetto il prossimo ........Complimenti Leo !!!

- Anonymous

Nuovo autore italiano. Interessante. La scelta delle tematiche è coraggiosa. Non sempre le battaglie affrontate da questo scrittore si sviluppano del tutto nella loro potenziale, ma è ben scritto e aggancia velocemente.

- Anonymous

SPIAZZANTE COME UN PUGNO SENZA PREAVVISO. Da leggere senza aver paura di arrivare fino in fondo con la consapevolezza di aver davvero compreso tutto. Magari va riletto ancora e capisci dell'altro.

- Anonymous

I vari racconti di questo libro sembrano scene di film..o sogni che sembra di vivere, come esserci.
Ho percepito la stessa sensazione leggendo alcuni romanzi della Mazzantini.
Complimenti all' autore!

- Anonymous

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